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Il vecchio Friedman e il nuovo virus

La pandemia da coronavirus ha dimostrato, ce ne fosse stato ancora bisogno, il fallimento totale delle politiche liberiste e di tutto il friedmanesimo.

Anche il numero dei morti uguaglia quello delle vittime del cono del sud in America latina, alla fine del secolo scorso, a seguito dell’adozione del modello di shock di Friedman.

Certo, oggi non si tratta di assassini di stato o deportazioni, ma l’elevato numero di vittime è in gran parte dovuto al taglio delle spese per il welfare e la sanità che molti governi hanno adottato seguendo teorie liberiste.

Lo stesso MES, di cui si parla molto oggi, è un meccanismo che ha pericolosamente portato a risultati di natura liberista. Tagli alla spesa pubblica quasi sempre nei settori della sanità, delle pensioni, della scuola, privatizzazioni pericolose del sistema sanitario, come avvenuto in Lombardia, dove la privatizzazione del sistema sanitario voluta da Formigoni non può non essere una concausa dell’alto numero di vittime registrate.

Non rimane che auspicare che questa tragedia porti a una revisione totale delle politiche governative, anche se gli avvenimenti di questi ultimi giorni non lo fanno sperare.

L’impressione è quella di un governo incapace di una visione prospettica, di preparare un modello per quella che viene definita la fase 2.

Il modello di comunicazione, dalle conferenze stampa della protezione civile ai comunicati via facebook o a reti unificate tv del presidente del consiglio, oltre che all’attività di polizia sulle strade, non fanno altro che creare allarme a terrore sulla popolazione, nel tentativo di far digerire più agevolmente i sacrifici richiesti.

Il crollo del friedmanesimo che questa pandemia ha comportato, ha dimostrato che un sistema sanitario impoverito diventa pericoloso anche per la classi benestanti in situazioni di questo genere.

Non si comprende perché, in paesi come l’Italia, dove lo Stato è povero ma ci sia ancora molta ricchezza nei privati, ci sia ancora tanta avversione verso una imposizione patrimoniale che potrebbe portare a un nuovo equilibrio.

I provvedimenti del governo tesi a dare nuova liquidità al sistema impresa sono dei prestiti più accessibili per la grande impresa che per la medio-piccola, per la quale queste erogazioni comporteranno un debito difficile da ripagare.

Non può che essere il momento per una moratoria dei debiti verso lo stato di privati e imprese, di una revisione del sistema fiscale che, come in altri paesi UE, deve essere svolta in modo predeterminato rispetto alla formazione dei flussi, e non basato sul difficile controllo dei flussi stessi.

Ogni shock va trasformato in una opportunità.

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